Perchè alla fine tutto ha un perchè.
Conoscerti sul bancone del bar in un febbraio di maschere e dolore.
Svegliarmi nel tuo letto senza chiedermi il perchè ma chiedendomi come.
La pizza e le partite alla tv, il risultato sempre lo stesso: parità tra nuvole e lenzuola.
Gli sms e le parole mai dette.
Il precariato del nostro stare insieme, quando ci andava, vedendo altre persone.
Il viaggio a Cuba. La fine mai annunciata. Degna conclusione di un inizio mai detto.
6 mesi di silenzio, un altro carnevale.
Lo stesso bancone, un altro costume, la stessa bocca.
12 mesi. Lo stesso copione.
Una cena, una bottiglia di vino. Una bottiglia di vino e un'altra cena.
Le partite in tribuna, la gioia per le vittorie (poche), la rabbia per le sconfitte (tante).
Ma le emozioni, quelle vere, restano al sicuro, nascoste dove non possono essere trovate.
Un altro carnevale, un altro anno è passato.
La musica di Gianna, il mare di Lugano, l'acqua liscia e l'aria frizzante, una serata Ferrarelle, ma solo per i nostri cuori. Soli. Che non sanno più cosa inventarsi per incontrarsi davvero. Aspettano.
Aspettan un nuovo carnevale, l'ultimo. Carnevale di emozione, di lacrime di vodka. E di sale.
Carnevale di amore calpestato, di amore rubato, di amore gridato: tu a me, io al vento.
Tu taci. Io urlo ancora. In direzione ostinata e contraria. Fino a perdere la voce.
Ma alla fine tutto ha un perchè.
Svegliarmi con i ghiaccioli alle finestre e con te vicino, senza chiedermi come e perchè.
Camminare a 15 gradi sotto zero senza sentire il freddo.
Buttarsi in una nera per sentire l'effetto dell'adrenalina che annulla la paura.
I torcettini, il lardo e il vino della valle.
Giallo, rosa, nero, viola, blu, argento, verde: quale accendi? Il nero, per assurdo. È la tua risposta definitiva.
Un nero abbagliante. Di musica e di me.
Perchè tutto ha un perchè. Anche questa paura. Ma è la paura più bella del mondo.
La paura di amarti. E di lasciarmi amare.
E allora mi butto.
Foto by Michi B, La Thuile (AO), 8 dicembre 2008