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A volte vale proprio la pena esserci.
Come quella mattina di gennaio del 1976.
Come quel lunedì all'Avana.
Come quel giorno a Santa Fiora.
Come quella sera in Piazza Grande a Locarno, due domeniche fa.

Vale la pena esserci.
Per quel brivido che ti scorre lungo la schiena,
su su, più su,
fino alla punta dei capelli.
Giù giù, più giù,
fino alla fine dei piedi.
Dentro dentro, più dentro,
fino a toccarti le viscere, l'anima, la mente.
Fuori fuori, più fuori,
fino ad accarezzarmi gli occhi con un'umida mano.
Per quel brivido che ti fa girare i pensieri alla velocità del suono di queste musiche eterne,
alla velocità della luce proiettata nel cerchio di luna.
Per quel senso di simbiosi universale
un cuore, dieci, cento, mille, diecimila e più.
Un unico battito.
Pulse.
Vale la pena esserci.
Per vedere,
almeno una volta nella vita,
la parte oscura della luna.

(Ricordando Syd Barret. Nel momento in cui Roger Waters intonava WISH YOU WERE HERE una leggera brezza ha sfiorato Piazza Grande. Mi piace credere sia stato il suo modo per salutarci.)