Sabato scorso, al Festival internazionale del Film di Locarno, hanno proiettato
"Giù le mani" di Danilo Catti, documentario sullo sciopero alle Officine FFS di Bellinzona.
Per motivi lavorativi non ho purtroppo potuto assistere alla Prima venerdì al Palazzetto FEVI, con gli Operai, il Moderatore, e circa 2'000 comparse. Ciononostante l'emozione è stata grande. Nel buio dell'Altra Sala eravamo in 400 a rivivere (o a vivere per la prima volta) quei momenti di rabbia, di dolore, di dubbio, di gioia. Per me, per noi che, seppur da spettatori, quel mese lo abbiamo vissuto dall'interno, l'impatto del film è stato travolgente. Per chi, per scelta o per necessità, a Bellinzona nel pazzo marzo 2008 non c'era, è stato un modo per capire quello che gli operai e le loro famiglie hanno subito: la determinazione, lo sconforto, la paura.
Non voglio entrare nel merito tecnico dell'opera di Catti, non ne ho i mezzi e nemmeno le capacità. Credo comunque che la scelta di raccontare da "insighter" quello che è successo alle Officine sia stata azzeccata. Leggendo i giornali, guardando il telegiornale, troppo spesso ci si dimentica che dietro a una lotta come questa ci sono persone, famiglie, uomini e donne con un grande coraggio e una grande paura.
Catti rende giustizia a queste persone.
Grazie Danilo, grazie ancora ai capitani coraggiosi di Bellinzona, che un pochino ci hanno cambiato tutti. In meglio.