Sì, posso farcela anche io... a mandare a quel Paese chi non mi rispetta per quello che sono!
Eccheccaxxo!!
Foto by Michi B., Oia, 15 settembre 2008
Nonostante tutto sono ancora in piedi, colma del vuoto che mi hai lasciato, sazia del niente di cui mi hai nutrita, dissetata dall'inconsistenza della tua presenza.
Come vedi, nonostante tutto, sono ancora in piedi. Circondata dalle mie macerie, ma in piedi. Pronta a ricostruire. Con forza e determinazione. Costruire, attorno a questo disastro, nuovi muri. Sempre più alti. Sempre più spessi. Per rimanere in piedi. Circondata dalle macerie. Dai muri. Piena di niente.
Ovvero:
quando la ragione ti fa capire la sottile differenza tra lo scherzo e la presa in giro.
... meglio avvolta in questo alone di tristezza, che non esserci mai incontrati, M.
(Parafrasando Faber)
2 settimane.
14 giorni di silenzio.
13 giorni di rabbia.
Oggi è malinconia.
È strano, M., quello che riesci a provocarmi. Hai proprio ragione quando mi dici :"Dove passo io, o faccio danni o faccio figli." Ogni volta mi travolgi, mi sconvolgi, mi devasti. Mi dico che questa volta no, questa volta non ci cascherò, questa volta sarò più forte di te. Me lo ripeto, mi convinco, mi mento. Non posso resistere a quello sguardo rubato al mare, a quel sorriso rubato al cielo, a quella voce rubata al velluto. Non ce la faccio, sei più forte di me. Non c'è futuro nel nostro presente, M., non ce ne sarà mai. Lo sapevo 4 mesi fa. Lo so ora più di prima. Ora che conosco il tuo odore, che ho respirato la tua pelle. Non c'è futuro nel nostro presente. Forse non ci sarà nemmeno un presente nel nostro futuro. Probabilmente non esiste un presente. Se non quegli attimi rubati alla notte, attimi che ho desiderato durassero in eterno. Ho visto due stelle cadere, venerdì notte. Ho desiderato di poter fermare il tempo. Per tenerti vicino. Per non vederti andare via. Per non svegliarmi e sapere che tutto l'infinito finiva all'alba. È strano, M., il potere che hai. Ogni volta mi travolgi, mi sconvolgi, mi devasti. Ogni volta rinasco. Ogni volta muoio un po'.
Il tuo silenzio racconta più di mille parole.
E ferisce più di mille coltelli.
Mi sarebbe piaciuto davvero sapere quello che ti è passato per la testa quando le hai lette.
Ora, delle mie parole, quelle dette, quelle scritte, quelle pensate e quelle solo immaginate, fanne quello che vuoi.
Fanne coriandoli, fanne un falò che bruci le mie emozioni.
Fanne qualcosa che mi aiuti a dimenticarti.
Perchè è stato fantastico, intenso e devastante incontrarti.
Proprio così. Devastante.
Tutto ciò che posso fare in questo sabato di febbraio è raccogliere i vetri rotti
cercando di non ferirmi.
(I miei gatti sembrano elefanti in un negozio di porcellane...)